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Conosciuto per essere una delle principali frontiere del Guatemala, San Marcos è un centro commerciale di grande importanza. É la porta verso il Messico di qui il passaggio di molti emigranti che vanno verso il nord.

Quando ci riferiamo a San Marcos abitualmente pensiamo all’altopiano, però in questa stessa regione troviamo dal più alto vulcano del centroamerica fino alle calde spiagge bagnate dall’oceano Pacifico. Da un estremo all’altro le caratteristiche del terreno variano considerevolmente e per questo le attrazioni che si trovano in questa regione sono molto diverse.

Destra: palazzo municipale di Tejutla
Senza dubbi San Marcos è una terra piena di contrasti, non solo per il suo clima, ma anche per la sua cultura nella quale influisce l’altitudine. In questo territorio convivono latini e mames. I mames, discendenti dei maya, conservano ancora e vivono molte delle loro tradizioni che rimangono intatte e che costituiscono parte fondamentale del patrimonio culturale del Guatemala.
Nome del dipartimento: San Marcos.
Capoluogo del dipartimento: San Marcos.
Popolazione: 708.022 abitanti approssimatamente.
Comuni: San Marcos, San Pedro Sacatepéquez, San Antonio Sacatepéquez, Comitancillo, San Miguel Ixtahuacán, Concepción Tutuapa, Tacaná, Sibinal, Tajumulco, Tejutla, San Rafael Pie de La Cuesta, Nuevo Progreso, El Tumbador, El Rodeo, Malacatán, Catarina, Ayutla (Ciudad Tecún Umán), Ocós, San Pablo, El Quetzal, La Reforma, Pajapita, Ixchiguán, San José Ojetenam, San Cristóbal Cucho, Sipacapa, Esquipulas Palo Gordo, Río Blanco e San Lorenzo.
Clima: Freddo.
Lingua: Mam, sipakapense e spagnolo.
Altitudine: 2.398 metri sopra il livello del mare.
Confini territoriali: Confina al nord con Huehuetenango; al sud con Retalhuleu e l’ Oceano Pacifico; ad est con Quetzaltenango, e ad ovest con il Messico.
Estensione territoriale: 3.791 chilometri quadrati.
Festa patronale: 25 di aprile, San Marco.
Fondazione: 1866.
Temperatura: Massima 20 gradi centigradi. Minima 8 gradi centigradi.


Storia, popolazione e cultura. Di José Rodriguéz Ovalle.

In conformità con le analisi dello storiografo Oscar Gutiérrez, si dice che le terre del popolo mam arrivarono fino all’oceano Pacifico ascendendo dalla valle di Quetzaltenango e di seguito alla valle di Huehuetenango, però la valle di Quetzaltenango entrò in possesso dei k’iche’es dopo le lotte che ci furono tra questi due popoli pre-ispanici.

Tra le popolazioni attuali, che sono una continuazione di quegli antichi insediamenti umani, troviamo Chanchicupe, Talchicupe, Toquián Chico e Chaná o Toná che, tra le altre cose, hanno dato origine al comune che oggi conosciamo come Tajumulco. Sibinal e Tacaná sono stanziati sopra i siti archeologici denominati Sibinal e Coatán rispettivamente.

Le città di San Pedro Sacatepèquez e San Marcos si trovano ubicate nel perimetro dei siti El Oratorio, Casa Colorada, Chamaque o Chamac e San Andrés Chapí.

L’occupazione spagnola di San Marcos si consuma verso il 14 aprile del 1533, quando il capitano Juan de Leon y Cardona, distaccato in questa regione da Pedro de Alvarado e con la guida dei Tlaxcaltecas, battezzano la valle centrale con il nome di “Quetzalli” che significa risplendente, alla quale in seguito le attribuirono Sacatepéquez il cui significato è: monte coperto di vegetazione. Durante l’epoca coloniale la zona mam si riorganizza a partire dal sistema dei curati, attenendosi alla strategia spagnola di fondare popolazioni sopra o vicine a quelle conquistate, in questo modo si fondano le seguenti Parroquias (parrocchie) in quello che oggi è territorio marquense.

a) San Pedro Sacatepéquez.
b) Santa Ana Malacatán.
c) Santiago Texutla.

L’attuale regione di San Marcos appartenne alla provincia di Quetzaltenango distribuendosi le terre urbane e rurali mediante il bando letto il 25 di settembre del 1675 ordinato dalla Real Audencia del Guatemala.

Nel 1752 alcuni vicini del rione e paese di San Marcos sollecitarono l’installazione della propria Giunta Comunale, che venne approvata il 3 di gennaio del 1754 in nome della Corona Reale, confermato da un decreto reale della Real Audencia del Guatemala il 19 di giugno del 1754. il 12 di Novembre del 1825 i paesi di San Pedro Sacatepèquez e San marcos furono elevati a categoria di Cittadine e l’8 di maggio del 1866 il distretto di San Marcos venne elevato alla categoria di regione.


Patrimonio culturale

La regione di San Marcos si trova geograficamente ubicata in un luogo privilegiato, il suo accattivante territorio presenta tutta la varietà di stadi termici (climi) che ha il paese guatemalteco. Qui si troveranno dalle calde spiagge del Pacifico al Puerto de Ojos e a Tilapa, fino al gelido ambiente del vulcano più alto del centroamerica il Tajumulco, con un altezza di 4.220 metri sopra il liello del mare. Questa concentrazione di climi incide anche nelle sue espressioni culturali e, in questo senso, San Marcos presenta un’interessante diversità di elementi storici.


Nella zona della frontiera con la repubblica del Messico, ci sono le città di Ayutla o Ciudad Tecún Umán ed El Carmen, che sono appunto le frontiere con uno dei mercati globalizzati più grandi del mondo; il trattato di Libero Commercio integrato da Canada e Stati Uniti del Nord America e Messico, che ha fatto sì che gli abitanti di questi luoghi abbiano adottato un’ampia cultura commerciale e adattamento al mondo agitato degli affari e della migrazione umana, infatti questi sono anche la porta di entrata e uscita dei sognatori latino-americani che vedono nel nord la possibilità di realizzare i propri desideri di sviluppo personale.

Palazzo Maya a San Marcos

Nella regione dalle temperature calde, ci sono quelle relazioni sociali sorte a partire dal lavoro. Da un lato quelle che ci sono tra proprietari delle industrie (quelle che in buona misura si sono dedicate alla produzione di olio di palma e, nel caso del comune di San Pedro, fabbriche di tessuti e capi di vestiario) e i proprietari delle terre coltivabili. D’altra parte le relazioni che ci sono tra i lavoratori. Le prime denotano urbanità e modernità nelle loro manifestazioni culturali, mentre le seconde sono ancora rurali e con un certo misticismo, dato che molti lavoratori sono emigranti interni che provengono dagli altipiani e per la maggior parte sono di popolazione maya mam. Nella bocacosta marquense esistono paesi che sorsero durante l’epoca dell’auge delle coltivazioni di caffè guatemalteco tra il 1880 e il 1920. questo gli da una conformazione sociale diversa, nella quale si incrociano costumi e tradizioni indigene e latine, che fanno sì che nella religione si osservi un sincretismo che si manifesta nei riti maya e cristiani dalla semina al raccolto delle coltivazioni tradizionali come il mais, anche se il prodotto che più si coltiva è il caffè.

Durante le fiere titolari, che hanno una speciale connotazione religiosa, possono essere degustati deliziosi e delicati piatti tradizionali che in molti luoghi vengono cucinati solo una volta all’anno, perché costituiscono non solo un dimostrazione del festeggiamento e dell’allegria, ma anche un particolare omaggio al santo patrono. Per degustarli e dividerli insieme, si fanno spostamenti da molti luoghi, sia i paesani che le famiglie che per diversi motivi ormai non sono più sul posto e che hanno emigrato verso la capitale o altre regioni, facendo del giorno principale della celebrazione l’occasione per rincontrarsi e celebrare con la famiglia.

Sono molte le famiglie che nonostante l’avanzare di nuove politiche sociali, conservano ancora l’affascinante tradizione di dividere tra vicini e amici parte dei cibi preparati, cosa che stringe e rinnova l’amicizia perché perduri durante l’anno che passa fino ad arrivare alla nuova celebrazione.

Nella regione dell’altopiano, zona fredda e con temperature che arrivano a raggiungere alcuni gradi sotto zero nei mesi da dicembre a febbraio, i paesi e i loro abitanti sopravvivono grazie alla produzione di articoli manufatti in lana, cuoio e ceramica, che stabilisce legami di convivenza intrafamiliare molto forti, dato che la produzione si basa sulla collaborazione e distribuzione del lavoro tra i membri della famiglia. Per questo si approfitta del fatto che molte delle tecniche applicate siano apprese e trasmesse costantemente ai membri della famiglia.

La maggior parte del patrimonio storico materiale dell’epoca coloniale e contemporanea si localizza nella valle centrale di San Marcos. Questo perché avvenne dall’inizio della colonizzazione della regione quando si insedio’ il governo sia politico che militare e religioso. Qui esistono templi cattolici con più di cento anni di costruzione, a San Lorenzo si trova la casa e gli oggetti personali dell’ex presidente del Guatemala, promotore della riforma Liberale del secolo passato, Justo Rufino Barrios. Allo stesso modo, a San Pedro Sacatepéquez c’è l’originale del certificato Reale emesso da Carlos V dove gli viene dato questo nome.

Nella regione, alcuni dicono che il nome fu in onore alle virtù di Fray Pedro de Angulo, frate domenicano che diresse quest’ordine agli inizi della conquista, alcuni altri segnalano che è in onore dell’Apostolo Pietro e ci sono anche di quelli che dicono che è in onore di entrambi.
Palazzo municipale di San Pedro Sacatepèquez.

La tradizione commerciale di questo comune si riflette sul mercato che si trasforma in un luogo dove partecipano le persone a vendere e comprare cose provenienti dai comuni della valle centrale, essendo il ramo tessile ciò che si distingue come produzione particolare di San pedro.

La città di San Marcos come centro del governo regionale, ospita le principali autorità politiche, che la mettono al centro dell’attività amministrativa della regione.

Vulcano Tacaná, dalla via che porta a Tajumulco.

Il più vicino al cielo

Nell’esaminare la geografia amministrativa guatemalteca, il primo territorio che appare sopra la cordigliera vulcanica è la regione di San Marcos. E come se questa volesse esemplificare la cosa più grandiosa dell’insigne catena montagnosa o tutto quello che lì succede, è l’unico nell’imbarcare una sezione trasversale completa, dal confine con la placca dei Caraibi nella valle del Río Cuilco, fino alle rive stesse del mare. Per questo qui si trovano dettagli sorprendenti di una natura ineguagliabile.

Confinato da falle geologiche, Di Luis Villar Anleu

Alla repubblica di Guatemala concorrono tre delle molte placche tettoniche esistenti sulla terra: nord-americana, dei Caraibi e del Coco. Queste sono separate da due falle geologiche attive: quella del Motagua e la fossa Meso-americana. Risulta accreditato che la falla del Motagua (che separa tra di loro le prime due placche) prenda tali nomi locali in accordo ai luoghi in cui passa e che uno di questi, tra le regioni di Huehuetenango e San Marcos, sia la falla di Cuilco.

Dobbiamo aggiungere che tutti i paesi costieri possiedono un mare patrimoniale definito da una estensione sottomarina del suo territorio a forma di piattaforma continentale. Quindi il Guatemala non è alieno a questo diritto. In tal modo le coste di San Marcos si prolungano sotto all’oceano Pacifico fino a raggiungere l’abissale fossa Meso-americana. Questa falla separa la placca dei Caraibi da quella del Coco.

Una delle prime situazioni che possiamo derivare da tale peculiare configurazione è che tutti i terreni compresi tra la falla del Motagua e la fossa Meso-americana, appartengono alla placca dei Caraibi. In Guatemala tutti questi terreni sono di natura vulcanica e conformano la peculiare mole denominata cordigliera vulcanica ( mal chiamata Sierra Madre). San Marcos è , per dirlo così, la punta della lancia di questa placca, confinata tra le due falle che la definiscono.

Una superficie originale

Rappresentando un taglio fatto lungo la cordigliera, la superficie della regione risulta avvallata. Le terre basse nel nord, a poco meno di 900 metri di altitudine, costituiscono i piedi di una montagna ed hanno un clima secco. Un vigoroso innalzamento raggiunge il fresco altopiano a 2.100 e più metri di elevazione, capace di alzarsi ancora di più, ripido a forma di vulcano fino a raggiungere il punto più alto dell’america centrale a 4.220 metri sopra il livello del mare. Adesso una continua e lunga discesa che passa ai piedi del monte piovoso del sud, attraversa la dilatata pianura costiera e termina sulle rive dell’oceano Pacifico.

Tenendo conto del fatto che riproduce un piano curvo e rialzato da montagne e vulcani, c’è un evidente disequilibrio nella curvatura superficiale. La divisione delle acque, che separa le correnti dal golfo del Messico all’oceano Pacifico, è fortemente spostata al nord. La metà settentrionale concentra tutte le elevazioni, mentre la meridionale gli imponenti versanti e le pianure che muoiono sulla riva del mare.

È chiara l’esisitenza di perlomeno quattro zone topografiche che si dispongono in bande orientate nel senso ovest-est. Contate dall’estremo nord, la prima è il versante del Río Cuilco, la seconda è la cima della cordigliera, tradizionalmente chiamata l’altopiano, la terza è il complesso discendere dell’altopiano verso la costa, ricca zona che per molti anni è stata conosciuta come El Tumbador. Infine la quarta è la Costa Cuca, parte della grande pianura che si divide con tutto il sud guatemalteco.

Attrazioni naturali, come per raggiungere le nubi.

In Guatemala, San Marcos è il luogo ideale per intravedere le porte del cielo. Lì è il luogo dove il visitatore può raggiungere le nubi nel miglior modo, superarle e vedere da questa anticamera, il formidabile mondo che si estende ai suoi piedi o la trasparenza del firmamento. Il fatto è che nel suo territorio c’è il tetto dell’America Centrale, il vulcano Tajumulco, di 4.220 metri di altezza.

E non è solo. Da questa regione si innalza verso lo spazio celeste anche l’elegante cono del vulcano Tacaná. È un poco più basso, però i suoi 4.092 metri sopra il livello del mare sono sufficienti per trasformarlo nella seconda altezza cetroamericana. Si vuole di più? Si. C’è il terzo vulcano parzialmente relegato dai suoi fratelli in secondo piano, dovuto al fatto di essere più basso. Il suo nome è San Antonio e la sua cima si situa a 2.750 metri.

Una qualsiasi di queste desolate cime, anticamere del cielo, domina verso i quattro punti cardinali scenari di una magnificenza che rapisce e di una affascinante maestosità. A nord l’orizzonte si trasforma in una siluette azzurrognola, di rilievi stranamente costanti e vicini: la mole degli Altos Cuchumatanes. A ponente appaiono le serre del Chiapas e l’impressionante depressione del Río Grijava. Ad oriente le composite cordigliere guatemalteche, una piena di inconfondibili coni vulcanici. E al sud, con maestosità e ingannevole soavità, si estendono verso l’oceano Pacifico i versanti di El Tumbador e la pianura della osta Cuca.

Se si vuole stare su una cima più in alto, anche se un po’ più bassa, è consigliabile quella del massiccio montagnoso che separa i paesi di Ixchiguán, San José Ojetenam e Concepción Tutuapa. È una stana cima, un altopiano ridotto, dal quale si elevano altre montagne, localmente qualificate come “cerros” (monti). L’ambiente è freddo, tagliato da raffiche di vento nebbioso tra le quali, di quando in quando, si ascolta il gracchio di un corvo che lotta per sopravvivere in un tanto precario e esclusivo rifugio.

Nel comune di Tajumulco ci sono innumerevoli motivi d’attrazioni. Una è la cateratta del Río Cuzulchimá, di quasi 60 metri di altezza. Ci sono anche balneari di acque termali con fama di essere medicinali, molto visitate. Una fermata curiosa, dal paese di Tuinimá a 12 chilometri da Tajumulco, è una delle lagunette circondate da cinque montagnette (non più di 40 metri d’altezza); a quello che dice la gente, rappresentano i cinque vulcani dello scudo del centroamerica. Nel paese di Tolash si alza una rocca fuori dal comune, associata alla grotta del Negro, così chiamata perché secondo le tradizioni locali, davanti a questa era solito passeggiare un fantasma nero.

Il comune di San Cristobal Cucho conta, tra il suo patrimonio, di tre monti : Ixtgagel, Pata de Venado e Las Nubes. In ognuno ci sono luoghi panoramici naturali incredibilmente gradevoli, da cui può vedersi molto della campagna montana dell’oriente della regione. Ci sono anche alcuni balneari, come La Castalia, molto frequentato perché è provvisto di vapori che emanano da una vicina caverna. Un altro balneario è quello di La Simareona.

L’estremo ecologico opposto si trova ai confini del sud, sulle rive del mare. In questa zona si trovano gli impetuosi ecosistemi litorali, di vigore e temperamento tropicale, che iniziano con Las Pampas e terminano con gli estuari e le foci. La più imponente e affascinante destinazione è la riserva biologica del Manchón-Guamuchal (come ecosistema e come riserva viene condivisa con l’ovest di Retalhuleu). La alimentano fiumi di grande portata, come Ocosito, Pacaya e Naranjo. Combina tra loro spiagge con vegetazione e dune, splendide mangrovie, cespugli spinosi, prati sommersi (pampas) e boschi di galleria.

È importante anche parlare delle spiagge marine di San Marcos. Per ragioni ovvie sono le più lontane dalla città capitale, però non per questo inaccessibili. Molto conosciute sono quelle del Puerto Ocós, di Tilapa e della Isla del Tular. Tílapa, connessa per mezzo della strada nazionale 2 e l’internazionale CA-2, all’altezza del paese di Pajapita è la porta d’entrata al fastoso mondo della riserva del Manchón Guamuchal.

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