 Le mani artigiane dei suoi abitanti e i loro costumi religiosi fanno del Quiché una regione ricca in espressioni che il visitatore può ammirare nei suoi mercati, così come il colore dei loro costumi.
Il disegno architettonico dei suoi edifici, specialmente delle chiese, trasporta il visitatore in epoche antiche, quando si iniziavano le confraternite, che sono le più complete del territorio nazionale.
In quanto alla sua produzione artigianale, si distinguono i tessuti di cotone e di lana. I primi elaborati dalle donne su telai di cintura e i secondi dagli uomini su telai di piede. Insieme a questa sezione economica si trova anche l’oreficeria che si scopre nella produzione di collane, braccialetti e bracciali (senza adorni) in oro e argento.
Tessitrice a Chajul >
E’ interessante ricordare che il parroco di Santo Tomás Chichicastenango, il padre Fray Francisco Ximénez, quando arrivò in questo luogo all’inizio del secolo XVIII, ricompilò e trascrisse il Popol Vuh, libro sacro dei k’iche’es e principale opera letteraria precolombiana del nostro Guatemala.
Nome del dipartimento: Quiché. Capoluogo del dipartimento: Santa Cruz del Quiché. Popolazione: 575.677 abitanti approssimatamente. Comuni: Santa Cruz del Quiché, Chiché, Nebaj, Chinique, Zacualpa, Chajul, Patzité, Chichicastenango, San Antonio Ilotenango, San Pedro Jocopilas, Cunén, San Juan Cotzal, Joyabaj, San Andrés Sajcabajá, Uspantán, Sacapulas, San Bartolomé Jocotenango, Canillá, Chicamán, San Luis Ixcán e Pachalum. Clima: Da temperato a freddo. Lingua: Uspanteko, ixil, sakapulteko, k´iche´ e lo spagnolo. Altitudine: 2.021 metri sopra il livello del mare. Confini territoriali: Confina al nord con il Messico; ad est con le regioni di Alta Verapaz e Baja Verapaz; al sud con quelle di Chimaltenango e Sololá, e ad ovest con quelle di Totonicapán e Huehuetenango. Estensione territoriale: 8.378 chilometri quadrati. Festa patronale: 18 di agosto in onore a Santa Elena de la Cruz. Fondazione: 1872. Temperatura: Massima 19 gradi centigradi. Minima 5 gradi centigradi.
Cultura, storia e popolazione, Di: Kajkoj Máximo Bá Tiul
“Quando arrivò a Utatlán, Alvarado si rese conto che la città aveva solo due entrate, una delle quali era in parte distrutta essendo praticamente impossibile che i cavalli potessero passare da quella. Quindi si accorse che era una trappola e riuscì giusto in tempo a salvare i suoi uomini e i cavalli.”
Sinistra: donne nel giorno del mercato a Cotzal.
Durante la lotta che seguì la fuga, gli spagnoli catturarono due dei capi K’iche’es, Oxib’ Kej e Belejeb’ Tz’i. Questi al confessare davanti ad Alvarado la loro intenzione contro gli invasori vennero condannati a morire bruciati. Così è come cade la città capitale dei K’iche’es, fatto accaduto il 4 di aprile del 1524. l’11 di aprile Alvarado considera il territorio di Utatlán come dominio suo e di altri re di Spagna, pertanto si doveva avanzare in un altro territorio.
Durante la colonizzazione e intorno al 1700 il vescovo Cortés y Larraz faceva riferimento al paese di Santa Cruz del Quiché come comune. Il riferimento che dava era il seguente:” il cammino è buono; ci sono alcune pendenze ma non ripide. Il paese è situato in una buona pianura, però sterile che non può essere sfuttata per niente: perché in tempo di piogge è un terreno argilloso difficile da transitare e quando mancano le piogge è una terra che non ha piante né erba verde”.
Secondo il vescovo stesso la lingua parlata in una parte della regione è il k’iche’. La produzione è mais e fagioli, così come il lavoro in allevamenti. Inoltre affermava: “capisco che tra le loro carte si troverebbero in questi paesi strane storie del re del Quiché; perche’ questi indios hanno ( a mio parere) speranze molto vive di tornare ad averlo e io stesso, con molta attenzione, li ho posti con vari pretesti in modo che mi dicessero come era il re del Quiché e parlano di questo con molta personalitá e affetto”.
Come si trova attualmente la regione del Quiché è una creazione del secondo periodo del governo liberale guatemalteco. La regione venne fondata nel 1872 secondo il decreto N. 72 di Justo Rufino Barrios, “in quanto questi, dirigendo la insurrezione provinciale in corso contro l’ordine conservatore della città capitale, tuttavia non ha conquistato definitivamente il potere centrale e necessita localmente dell’appoggio di milizie e guerriglie, tanto latine, particolarmente a Santa Cruz del Quiché e Cubulco, come indigene di santa Cruz e San Bartolomé Jocotenango”.
Maya
Si possono dividere in quattro gruppi etnici ben definiti:
1) K’iche’: è il maggioritario. Si ubicano nel resto dei comuni della regione. 2) Ixil: ubicato nella regione che recentemente è stata chiamata Triangolo Ixil. Questa regione è formata da Nebai, Cotzal e Chajul. 3) Poqomchi’: si localizzano nel comune di Uspantán e Chicamán, dove arrivarono dopo aver cercato terreni. Ci sono cinque paesi vicino ben definiti: Belejú, Pajuil, El Soch, La May e Tiritibol. 4) Q’eqchi’: originari dell’Alta Verapaz. Occupano l’area conosciuta come Zona Reyna (regina). Arrivarono quasi nella stessa epoca dei colonizzatori tedeschi. Oltre a queste comunità troviamo i Sacapultekos (Sacapulas), Uspantekos (Uspantán), anche se non riconosciuti come idiomi propriamente detti.
 Chichicastenango è famosa per i suoi rituali maya che sono celebrati da sacerdoti maya di fronte all’atrio della chiesa El Calvario e in molti centri cerimoniali come Pascual Ab’aj. Oltre a questo è noto per il fiambre, un piatto che viene preparato nella casa della confraternita di santo Tomás il 1 di novembre.
Destra: cerimonia maya, interno della chiesa Santo Tomás, Chichicastenango. Siti archeologici
Menzioneremo tra gli altri i seguenti:
- Santa Cruz del Quiché: Gumarkaaj. - Chichicastenango: Pascual Ab´aj, la chiesa Parroquial e el Calvario. - Sacapulas: Xutixtiox, Chuitinamit, Xolpocol. - San Andrés Sajcabajá: Mixcolajá, Patzac, Pantzac. - Uspantán: Cawinal, Peña Flor, Agua Colorada. - San Juan Cotzal: Achitz, Caquixaj, Chipal, Oncap. - Cunén: Balbitz, Chijaam. - Chajul: Ilom, Xacbal, Huil. Luoghi ricreativi -Cunén: Las Grutas, La Meseta e Las Doncellas. - Sacapulas: Río Negro. - Santa Cruz del Quiché: La Laguna de Lemoa e Sepelá. - Nebaj: Las Cataratas de Nebaj.
Abiti tipici
La regione del Quiché è una delle regioni del Guatemala che ha una diversificazione di costumi.
Per esempio solo nel Triangulo Ixil si trovano differenti colori, essendo differente il costume di Chajul da quello di Nebaj e San Juan Cotzal. Sinistra: donne nella fiera di Joyabaj
Il costume di Cunén è differente da quello di Sacapulas per i becchi che hanno i güipiles e la forma di usare il taglio. In quanto a Uspantán, è importante riconoscere che esistono due vestiti: l’uspanteco antico che è simile a quello di Cunén e l’uspanteco moderno che è simile al costume del comune di Santa Cruz del Quiché.
L’abito di Chichicastenango è peculiare e unico nella regione, tanto per gli uomini come per le donne. Così come quello di Jovabaj che assomiglia un poco al cubulero della Baja Verapaz.

Laguna di Lemoa a Santa Cruz del Quiché.
Tre cordigliere; un territorio
La sua ampia estensione acquisisce una configurazione allargata dal nord al sud. L’estremo meridionale è come un cuneo che si introduce nelle regioni di Sololá e Chimaltenango; il settentrionale intanto è parte della retta che forma la frontiera internazionale Guatemala-Messico. Dovuto a questa peculiare disposizione, i gradi dello sviluppo sono radicalmente dissimili. È molto intenso nel sud, di intensità media nella porzione centrale e assolutamente disordinato e caotico nella zona del nord.
La delimitazione territoriale delle regioni, nemmeno si sospetta che sia stato fatto sopra basi geografiche. Queste, invariabilmente, hanno girato intorno agli interessi econimici e politici. Per questo non si può generalizzare con una storia comune per tutte le terre del Quiché.si può dire, questo sì, che quasi tutta la comarca è parte dei terreni più arcaici del Guatemala, quelli che sorsero in conseguenza ai processi tettonici più antichi di cui si abbia notizia.
Tali processi dettero origine, tra le altre cose, alle cordigliere Los Cuchumatanes e Chuacús, le cui sezioni locali formano quasi il 97% della regione. Il 3% restante corrisponde alla cordigliera vulcanica più giovane e di storia geologica differente. Con queste catene montagnose e con le depressioni che le separano, si stabilisce nel Quiché un modello geografico interessante. È costituito di sei bande parallele, ognuna orientata nel senso est-ovest.
Iniziando dall’estremo nord, la prima è la zona delle terre basse che penetra dal Petén. In seguito si alza il primo complesso montagnoso: Los Cuchumatanes, che procede da Huehuetenango. Dopo, più al sud, si trova la prima depressione: la Valle del Río Negro, che acque più sotto si chiamerà Chixoy. Più avanti della valle si eleva l’altra catena orografica, Chuacús, che nasce vicino al limite occidentale della regione.
Questa catena termina in un’altra depressione, meno profonda della prima, la quale è parte del Valle Alto del Río Grande, che si chiamerà Motagua entrando a Zacapa. E, al sud di quest’altra valle, appare la terza zona di montagne vulcaniche, quella che forma il cuneo che penetra nelle regioni vicine.
Dalla geografia alla geologia
Come risultato del suddetto modello geografico è sorto alla vita un mondo ecologico fantastico, contrastante come nessun altro nel resto del territorio nazionale. Nelle terre basse del nord, per esempio, si trovano le selve tropicali più piovose. Le precipitazioni lì sono dell’ordine di 4000-6000 millimetri annuali. La diversità biologica è formidabile, anche se il suolo è di una povertà incredibile. Il paesaggio è molto simile a quello del nord dell’Alta Verapaz per la profusione di caverne, sorgenti, pozze di fiume e monti calcarei.
 Unione dei fiumi Blanco e Negro a Sacapulas. >
Tra questa zona e la Valle del Río negro, senza la meastosità degli altopiani Cuchumatanes huehuetechi, si alza il braccio orientale della cordigliera. Sopra la cima si è sviluppato un magnifico bosco di montagna, questa fresca coniugazione di ecosistemi dove predominano i pini e i lecci. Mentre al sud la valle è risultata estremamente ridotta in quanto a piogge. Qui il promedio annuale sono appena di 500-600 millimetri. Conseguentemente gli ecosistemi sono di arbusti spinosi, calorosi, secchi, semidesertici, riccamente popolati da cactus, rovi, acacie e altri vegetali pungenti.
La seguente banda ecologica è quella delle terre alte della serra di Chuacús. Di altitudine media leggermente inferiore a quella di Los Cuchumatanes, è quella che supporta la maggior quantità di popolazione umana della regione. Il risultato di tutto ciò è che i suoi ecosistemi primordiali, dello stesso ecosistema terrestre delle altre terre alte, sono quasi spariti. Originariamente erano costituiti da pinete, lecceti e boschi misti di pini-lecci. Comunità naturali come queste sono quelle che hanno attecchito anche nella frazione di montagne vulcaniche dell’estremo sud.
Sopra le terre che formano il passo del Río Grande, gli ecosistemi forestali del bosco di montagna si diversificano più che sulle cime. Le condizioni sono secche però, però le altitudini non si abassano più di 1.500 metri. Per questo non si sviluppano condizioni di arbusti spinosi (chaparral espinoso) anche se si insinuano. Nei boschi di questi dirupi appaiono alberi di palojiote, guachipilin, madroño e abbondanti storace.
Si vede pertanto che il Quiché è un territorio straordinario, antichissimo, diviso in varie parti come conseguenza del fatto di essere attraversato dalle temibili falle geologiche Polochic e Motagua. Però, con tutto l’insieme, costituisce un mondo spettacolare.
Attrazioni turistiche
La splendente Zona Reina. A metà della decade degli anni 50 e forse fino all’inizio della decade dei 70, parlare della Zona Reina era una cosa comune. Si chiamava così una regione immersa in enigmi, circondata da affascinanti racconti e leggende della natura. Si diceva che costituiva una selva molto fitta, occupata in tutti i suoi angoli dagli animali più vari. Racconti di incontri con grandi fiere, con esseri sconosciuti, con luoghi selvaggi o con caverne misteriose erano frequenti.
La Zona reina abbracciava terre che vanno dalla cima di Los Cuchumatanes quichelensi fino ai confini nord della regione. Un ricordo di questa è la recente dichiarata Riserva della Biosfera Visís-Cabá, del comune di Chajul. Per ovvie ragioni, questa riserva è una delle gioie più valorizzate dal sistema guatemalteco delle aree protette.
Gli ecosistemi che conserva e le facilità che offre per conoscerla sono molto speciali. È l’unica porta che ci rimane per rientrare in un meraviglioso mondo, il regno dei misteri, delle leggende e dei racconti fantastici.
E`certo che più avanti di Santa Cruz del Quiché, il capoluogo regionale, i boschi persistono con singolare magnificenza, però quando il cielo si dipinge di rosso sopra di loro, i paesaggi acquisiscono ornamenti di travolgente bellezza. Degni scenari per artisti, scrittori, fotografi e turisti, cioè per gli amanti della natura. Tenendo conto di tali favorevoli condizioni e di molte potenziali destinazioni per la pratica del turismo orientato alla natura, questo non è quasi andato avanti nel Quiché. Menzioneremo qui unicamente i più tradizionali.
Balneario di Pachitac. Dista otto chilometri da Santa Cruz del Quiché. È stato abbastanza sviluppato per facilitare le visite. Ha una piccola laguna, piscine, bagni individuali e campi per giocare a pallacanestro e pallavolo. Ha una grande affluenza di visitatori, in particolare i fine settimana e i giorni festivi o di riposo. Tutto l’intorno è molto gradevole. Il luogo è ideale per camminate, ricreazioni, osservazioni della natura, nuoto, bagni, fotografia, riposo e rilassamento.
Balneario Chocoyá. Dista quattro chilometri dal capoluogo regionale. È parte del ruscello che porta lo stesso nome, che ha acqua fredda speciale per farsi un bagno rivitalizzante. I dintorni sono tranquilli e piacevoli. Le risorse per distrazioni sono illimitate.
Laguna Lemoa. Localmente questa laguna viene chiamata “ El espejo (lo specchio) de Santa Cruz”. È a sei chilometri dal capoluogo della regione ai bordi della strada asfaltata che va a Chichicastenango. In questa si può pescare con lenza o farsi un bagno. La circonda una fragrante pineta alla cui ombra sono state costruite piccole capanne e griglie per cucinare, arrostire carne o i pesci provenienti dalla pesca. Ideale per scampagnate per godersi l’aroma della terra umida o il fresco vento che soffia tra i pini. Non è per di più aggiungere che è una vera oasi per riposare alla metà di una giornata di viaggio.
Cerro (colle) Pascual Ab’aj. È anche chiamato Cerro T’urkaj, si trova a tre chilometri dalla Villa di Chichicastenango. È più conosciuto per la permanenza dei rituali del popolo k’iche`, per questo si considera un luogo sacro. Inoltre il monte concentra le attrazioni proprie di un ambiente naturale: sentieri, boschi, paesaggi, incontri con la fauna silvestre, varietà di uccelli e un’infinità di motivi per ricrearsi.
Saline di Sacapulas. Questa è una miniera di sale nero, che localmente è conosciuto come xupej, di quello che si dice possieda proprietà medicinali. Si trova ai bordi del Río Negro. Nelle vicinanze ci sono molte fonti di acque termali curative in forma di pozze. Per questo e perché sono accessibili e si trovano in un ambiente affascinante, molti turisti nazionali e stranieri accorrono a bagnarsi e a passeggiare. Lì vicino ci sono anche altri luoghi in cui sostare come Río Blanco, Trapichitos e Tzununul, di incomparabile bellezza scenica.
Riserva della Biosfera Visís-Cabá. La più superba mostra esistente della leggendaria Zona Reina. La selva è magnifica, ricca e con grande diversità di fauna e flora. Appartiene al comune di Chajul, un paese dove la bellezza rurale risulta incomparabile. Tenendo conto della sua lontananza, questa riserva è accessibile per vie sterrate e offre molte opportunità di passeggiate, studio, investigazione e conoscenza dell’ambiente.
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